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Categoria: IL VOVINAM

Ho conosciuto il Gran Maestro del Vovinam Viet Vo Ðao, Lê Sáng, il giorno in cui sono diventato un giovane giornalista. Ci era stato presentato da uno dei suoi studenti che portava a quel tempo la cintura Chuan Hong Ðai (rossa con barrette gialle) e il cui nome era Nguyen Ðuc Quynh Ky. Avevo ripetutamente osservato Quynh Ky mentre insegnava arti marziali ai suoi studenti vicino al mio posto di lavoro. Ho visitato anche il To Ðuong di Vovinam al n° 31 di via Su Van Hanh per osservare Quynh Ky mentre apprendeva le tecniche del Gran Maestro Lê Sáng. A quel tempo, poiché il mio lavoro di giornalista mi obbligava a seguire gli avvenimenti della guerra, non ho più avuto purtroppo l'opportunità di essere a contatto con questa Arte Marziale. 

Nel 1975, alla fine della guerra, fui mandato, come molte altre persone del Vietnam del Sud in un centro di rieducazione. Nel 1976, dopo essere stato trasferito da una cella di isolamento nella prigione di Chí Hòa nella cella 14 del Settore ED, ho finalmente rivisto il Gran Maestro Le Sang.

A quel tempo, diversi prigionieri speciali erano detenuti in questa cella. Tra i 60 prigionieri, erano presenti: l'ex Primo Ministro della Repubblica del Vietnam Phan Huy Quát, e suo figlio Phan Huy Anh, il vice ambasciatore in Corea del Sud per il Vietnam del Sud (scusate, ma il nome di questa persona mi sfugge ora), il sacerdote cattolico Tran Huu Thanh (leader del movimento di denuncia della corruzione), un maestro giapponese di arti marziali di nome Suzuki che aveva nazionalità vietnamita ed era specializzato nell’insegnamento del Karate presso la Accademia Nazionale di Polizia e l'Esercito della Repubblica del Vietnam, il presidente del Partito socialdemocratico Phan Bá Cam, il direttore di una società Mr. Nguyen Phan, il signor Luu Nhat Thang che è stato l'editore di una rivista in lingua cinese di Cho Lon, e l’ex segretario di Louis Cha (o Kim Dung), l’autore di fiction specializzate nei romanzi cinesi di kung fu di Hong Kong, il signor Tám Mong, che si dice fosse il leader di una delle Forze armate rivoluzionarie del movimento buddista Hòa Hao e, infine, il signor Nguyen The Thông, un insegnante di inglese molto conosciuto all’epoca a Saigon.

Nel 1976, ci fu una devastante epidemia di scabbia in tutte le carceri di Chí Hòa e in particolare nelle celle del settore ED 14. La scabbia era ovunque. Abbiamo vissuto in condizioni spaventose! La scabbia danneggia la pelle a tal punto da poter causare la morte. Una delle prime vittime di questa epidemia è stato l'ex primo ministro della Cambogia, Son Ngoc Thành.

Il Maestro Lê Sáng è stato il meno colpito dalla scabbia; solamente alle dita dei piedi e delle mani. Sembrava che anche la scabbia lo rispettasse e lo avesse risparmiato a causa della sua forza e della sua dignità. Noi eravamo così numerosi in questa cella e faceva così caldo che la notte, Thang Luu Nhat si addormentava in piedi contro un muro, mentre il Maestro Le Sang sedeva sul suo tappeto, in meditazione con la respirazione calma. Egli cercava di evitare che le guardie lo vedessero praticare la sua Arte Marziale.

A quel tempo, se le guardie fossero state consapevoli che qualcuno stava praticando un'arte marziale, gli avrebbero causato seri problemi. Il Maestro Lê Sáng parlava solo di rado e di solito rimaneva seduto in silenzio, meditando con la sua pipa di bambù. Tutto questo non gli ha impedito di spiegare al nostro gruppo di giovani prigionieri politici ciò che era questa Arte Marziale della quale lui era un Grande Maestro.

Il Maestro Lê Sáng non si è mai soffermato sulle tecniche della sua Arte, ma spesso sottolineava l'aspetto mentale e filosofico. Egli parlava spesso di quello che lui chiama "Cách Mang Tâm Thân" ("La rivoluzione del corpo e della mente") per aiutarci a mantenere la nostra salute mentale e ci incoraggiava a volgere lo sguardo verso il futuro. Il Gran Maestro diceva spesso: "In questa prigione, dove siamo costantemente affamati e dove le nostre famiglie non ci possono portare il nutrimento di cui avremmo tanta necessità, abbiamo bisogno di sapere come sopravvivere con la nostra forza mentale. Il cibo non è che secondario ".

Certamente, è più facile a dirsi che a farsi. Tuttavia constatammo che il suo portamento era ancora Vigoroso. Era imponente, con la sua lunga barba, il suo sorriso luminoso e i suoi occhi scintillanti. Ha sempre parlato in modo impeccabile e conciso. Inoltre, aveva una voce forte e allo stesso tempo dolce. È rimasto gentile, anche quando ha dovuto rispondere alle domande indecenti dei guardiani rozzi. Attraverso il suo esempio, abbiamo avuto piena fiducia nel suo insegnamento dell’allenamento mentale.

Il Gran Maestro Lê Sáng era un uomo molto colto e apprezzava particolarmente la poesia. La sera, spesso ci recitava dei poemi ed era per noi un immenso piacere ascoltare il "Ho Truong". Molti erano coloro che non potevano trattenere le lacrime. Egli raccontava di rado delle storie, ma quando ci raccontava gli episodi delle saghe di kung fu di Kim Dung o le storie dell'epoca dei Tre Regni della Cina, i carcerati stavano ad ascoltarlo con attenzione e si è dimenticavano della fame e delle difficoltà della reclusione.

Dovendo vivere in uno spazio particolarmente limitato, ogni movimento dei prigionieri famosi della cella 14 era notato. Per esempio, tutte le mattine, il Vice Ambasciatore della Corea del Sud, aggiustava la sua uniforme carceraria da prigioniero e avanzava verso l'ex primo ministro del Vietnam del sud, Phan Huy Quát per stringergli la mano e inchinarsi. Poi, i due si salutavano e si informavano in merito alla salute dell’altro. Il Gran Maestro Lê Sáng ci diceva: "Siamo fortunati perché anche in questo tempo di caos e follia, dove la vite selvatica scavalca le porte rovesciate delle città, gli occupanti di questa cella mostrano qualche segno di civiltà".       

Nei primi mesi del 1977, noi fummo trasferiti al campo Hàm Tân Z-30c. Le guardie di solito incatenavano 5 persone ai piedi e poi li agganciavano ai sedili del bus. Il primo "gruppo" da trasferire sul bus, ricordo molto bene, comprendeva il Maestro Lê Sáng, Mr. Phan Bá Cam, il giornalista Lâm Tuong Du, il signor Ðoàn Bá Phu (un ex tenente dei paracadutisti) ed io. Al nostro arrivo ad Hàm Tân, il Maestro Lê Sáng e tutti noi fummo assegnati allo stesso campo di lavoro. Dopo pochi mesi, il Maestro Lê Sáng fu gettato in cella di isolamento e incatenato perché aveva una lunga barba! Il capo della squadra di sicurezza era in quel momento Tý il quale disse: "Faresti meglio a ricordarti di questo - solo mio zio (Ho Chí Minh), può portare quella barba". Poi chiamò uno dei barbieri (uno dei compagni di prigionia). Il Maestro Lê Sáng rispose con molta calma: "Se il responsabile vuole tagliare la mia barba, allora sia così, ma io non ho violato nessuna regola del campo. Grazie per ricordarvi di questo". Egli rimase là silenzioso, forte come una quercia, con occhi penetranti. Guardava Tý dritto negli occhi. Ma quando il barbiere si avvicinò a lui, Tý improvvisamente lo fermò "Fermati. Fagli portare la barba, ma procuragli dei problemi fino a quando non vuole rasarsi". Il Maestro Lê Sáng venne molestato per le due settimane successive, ma in seguito nessun responsabile del carcere prestò più attenzione ai capelli o alla barba del Maestro Lê Sáng.

La seconda causa di pregiudizi nei confronti del Gran Maestro di Viet Võ Ðao era la sua reputazione. Mi chiedo ancora cosa le guardie "lunghi fucili" (le guardie armate che sorvegliavano il settore dei lavoratori ) si raccontassero al riguardo perché nessuno di loro ha mai avuto il coraggio di avvicinarlo. Sul luogo di lavoro, un prigioniero doveva restare ad almeno 5 metri dalle guardie sia se avesse avuto bisogno di loro per segnalare un fatto o se volesse chiedere il permesso per andare ad urinare. Al Maestro Lê Sáng era stato ordinato di restare a 10 metri.

Consapevole che le guardie fossero sospettose su di lui, il Maestro Lê Sáng usava particolare attenzione a come camminava e come si muoveva al fine di evitare malintesi. Una mattina, mentre eravamo tutti radunati nelle vicinanze del cancello del campo prima di partire per una giornata di lavoro, venne chiesto al Maestro Lê Sáng di restare indietro per "lavorare con gli ufficiali" (ossia doveva essere interrogato). A mezzogiorno, al ritorno dal lavoro ci siamo avvicinati a lui e gli domandammo con curiosità cosa fosse successo. Lui sorrise e disse: "Niente di molto importante. Molti dei miei ex studenti del Nord sono venuti a farmi visita".

Fu solo molto tempo dopo, durante una conversazione in una giornata di riposo, che il Maestro Lê Sáng disse che Hà Noi era al corrente di chi lui fosse. Alcuni funzionari comunisti gli avevano reso visita e gli avevano chiesto di sfidare qualcuno con la sua abilità nelle Arti Marziali. Ma lui aveva declinato l'invito a combattere dicendo: "Ho studiato Arti marziali per la formazione mentale e non per le competizioni. Io sono un Grande Maestro e ciò violerebbe il codice della nostra Arte. Non farò mai una cosa del genere".

Nel 1979 eravamo insieme ad Hàm Tân Z-30C, prima che fossimo trasferiti al piano #4. Questo era un segno che stavamo per essere" rieducati per sempre". Siamo stati selezionati per la lista "morte", cioè quell’elenco di detenuti che non potevano essere rieducati e che non sarebbero mai stati amnistiati secondo il punto di vista del comandante del centro di detenzione. Così una notte siamo stati chiamati ed incatenati, prima di essere trasferiti con il bus al campo A-20 Xuân Phuoc, quello che il ministro della sicurezza chiamava "Trung Gioia" (l'area della punizione).

Ho scritto molto nel mio giornale su questo campo. Al momento, non voglio che parlare della difficile situazione in cui il Gran Maestro si trovava quando è stato inviato in questo orribile campo, dal 1980 fino alla fine del 1988. Tre mesi dopo il suo arrivo al campo A-20, il Grande Maestro Lê Sáng è stato ammanettato in cella di isolamento, non perché avesse violato una regola della prigione, ma semplicemente perché era rispettato e amato dagli altri detenuti. Egli trattava tutti con rispetto, sia che si trattasse di un prigioniero politico sia che fosse un semplice prigioniero. Condivideva il cibo con gli altri detenuti e li aiutava a mantenere la loro forza e la loro salute mentale per affrontare le dure condizioni vigenti nel campo. Anche durante gli interrogatori brutali, non ha mai denunciato gli altri detenuti o ha detto niente che potesse causare loro danni.

L'obiettivo delle guardie del campo A-20 era quello di fare tutto il possibile per spezzare la volontà o eliminare ogni pensiero di resistenza dei prigionieri. I metodi utilizzati comprendevano una disciplina severissima, la fame estrema, un duro lavoro e totale mancanza di cure mediche. La pena più mite era quella di essere incatenati da 1 a 5 anni, di non ricevere più visite dalla famiglia né avere la possibilità di incontrarli.

Le guardie cercavano di distruggere ogni persona che avrebbe potuto diventare un idolo o un eroe per altri prigionieri del campo. È per questo motivo che il Gran Maestro Lê Sáng è stato incatenato per un anno. All’uscita dalla cella d’isolamento, anche se la sua salute era decisamente calata, ha sempre avuto una voce forte e chiara e gli occhi erano ancora brillanti.

Appena fuori, fu mandato a lavorare il giorno successivo. Ma questo non lo preoccupava affatto. Infatti, il Maestro Lê Sáng disse: "Essere fuori è molto meglio per la mia salute". In effetti, recuperò molto velocemente ed egli diede il merito di questo all’aria fresca dell'esterno.

Diverse settimane dopo che egli uscì dalla cella di isolamento, fui a mia volta incatenato con alcuni altri detenuti. Quindi non ho più visto il Maestro Lê Sáng fino a quando non sono uscito dalla cella d’incatenamento nel 1985. Noi ci siamo riuniti nel settore B del campo20 in vista di un altro trasferimento. Dopo aver constatato che la mia salute si era deteriorata in modo significativo, lui mi consigliò: "Cercate di mantenere la vostra salute Dobbiamo restare in vita per tornare ed essere utili alla società".

Poco prima del Natale 1985 noi fummo trasferiti al campo Z-30A. Questo faceva parte del programma speciale che il governo di Hanoi aveva concluso con il Dipartimento di Stato USA nel quadro di un programma di Operazioni Umanitarie (HO). Il Gran Maestro di Viet Võ Ðao Lê Sáng venne rilasciato dal campo Z-30A poco prima di me. Io e alcuni altri detenuti fummo trasferiti a Phan Ðang Luu per attendere il nostro processo. Il nostro crimine fu quello di aver creato "Hop Ðoàn" ("Unione"), un giornale clandestino al campo A-20. Tuttavia, le accuse vennero finalmente abbandonate e fummo rinviati al campo Z-30A, dove nuovamente venimmo rinchiusi in cella di isolamento. Verso la fine del 1987 ho ricevuto un messaggio inviato dall’esterno del carcere: "Papà Sáng ti ricorda di rimanere in buona salute in modo da poter rimanere in vita per essere utile alla società". Ho preso a cuore questo richiamo e ho sempre cercato di seguire questo precetto. 

Nel 1988, poco dopo essere stato finalmente liberato, ho fatto visita al Gran Maestro al To Ðuong in via Su Van Hanh. A quel tempo, il Vovinam Altar Hall era in fase di ristrutturazione dopo essere stato trascurato per molti anni. Gli studenti provenienti da paesi europei nonché i discepoli di tutto il Vietnam venivano permanentemente a far visita e mostrare il loro rispetto al Gran Maestro. Durante la mia visita, ha spesso citato il concetto Cách Mang Tâm Thân ("la rivoluzione del corpo e della mente") ed ha posto l’accento sui valori umanitari del Viet Võ Ðao. Anche se ha espresso rammarico per la perdita della nostra gioventù, non ha mai mostrato alcun rimpianto o risentimento nei confronti dei vincitori che hanno maltrattato i compatrioti vietnamiti solo perché avevano servito un altro regime. Il Gran Maestro Lê Sáng insisteva dicendo che "la storia del recente passato del Vietnam deve essere riscritta con più decenza".

Il Maestro Lê Sáng è morto all'età di 91 anni. Nella fotografia del Maestro che il mio amico mi ha mandato dal Viet Nam, ho visto che gli occhi del Gran Maestro di Viet Võ Ðao erano più brillanti e intensi che mai.

È a nome di tutti gli ex prigionieri dei campi di Hàm Tân Z-30C, A-20 e Z-30A che ho scritto queste memorie del Gran Maestro di Viet Võ Ðao, e questo in ricordo del tempo che abbiamo condiviso in carcere. Questo scritto è un rispettoso saluto al mio amato paese per salutare il Grande Maestro, il prigioniero più rispettabile durante gli anni più bui della storia del Vietnam. È stata la luce brillante che ha guidato i suoi compagni di prigionia. Il Gran Maestro ha sacrificato tutta la sua vita per il Viet Võ Ðao così non si sposò mai. Tuttavia, egli non mancava mai di bambini "adottivi" perché noi lo chiamavamo papà in carcere, "Papa Lê Sáng". Oggigiorno, decine di migliaia di seguaci di Vovinam Viet Võ Ðao in tutto il mondo piangono la morte del Gran Maestro. Egli è stato un uomo insostituibile e la sua morte è una grande perdita. -

Vu Ánh

Vietnam Herald Megazine

NOTA:

- Il compianto Maestro Le Sang è stato imprigionato

dopo il giorno dell'unificazione del Vietnam nel mese di aprile 1975,

è stato detenuto come prigioniero nei "campi di rieducazione" per circa 13 anni.

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